Ortodonzia dell’età evolutiva: ortodonzia, crescita e intercettamento

Mollin: “il trattamento ortodontico ottimale è quello in grado di risalire la cascata patogenetica della malocclusione”.
Enlow:“…la possibilità di conseguire un riequilibrio complessivo dipende dalla capacità di riorganizzarsi delle strutture contigue. Durante il trattamento della malocclusione le strutture contigue devono progressivamente riorganizzarsi sul riequilibrio terapeuti- camente indotto”…
Tollaro: “purché ne siano ancora capaci!”
Per operare secondo i concetti sopra riportati è pertanto necessario il “monitoraggio” dell’evoluzione della dentatura e della crescita cranio facciale di tutti i soggetti in crescita considerando il limite invalicalibile dei 4 anni come epoca ideale per iniziare il management delle problematiche ortodontiche del soggetto in età evolutiva.

La patologia ortodontica è una patologia tipicamente evolutiva.
Infatti essa ha quasi sempre inizio nelle fasi precoci di crescita e sviluppo del sistema stomatognatico e successivamente si modifica assumendo il più delle volte caratteristiche di maggiore complessità.
Il principio alla base di questa affermazione è che tutte le componenti, tessuti duri e molli, sono legate, durante la crescita cranio-facciale, da strette interrelazioni morfogenetiche e funzionali e nessuna di esse può avere comportamenti autonomi e indipendenti.
Quindi lo squilibrio di un settore comporterà inevitabilmente uno squilibrio in altri settori più o meno contigui.

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Il cross bite monolaterale comporta: crescita asimmetrica del mascellare sia sul piano trasversale che verticale, asimmetria funzionale (laterodeviazione funzionale della mandibola), crescita mandibolare asimmetrica, asimmetria morfologica (laterodeviazione anatomica della mandibola).

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Il cross bite bilaterale comporta: ostacolo meccanico alla crescita trasversale del mascellare superiore, postura linguale bassa in attività e a riposo.

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Il cross bite anteriore determina: crescita incontrollata della mandibola, azione diretta di ostacolo meccanico alla normale evoluzione di crescita del mascellare superiore.

Occorre pertanto distinguere nella patogenesi delle diverse tipologie di malocclusione due fasi:
1° fase: dal momento in cui il/i fattori causali, determinano la comparsa della malocclusione inziale;
2° fase: dalla comparsa della malocclusione iniziale fino al definitivo assetto della malocclusione stabilizzata che si completa con il termine della permuta dentaria, della crescita cranio facciale e del processo di modeling dell’articolazione temporo mandibolare.
Pertanto, se la malocclusione iniziale dipende dall’azione, molto spesso locale, di uno o più fattori causali e dagli adattamenti funzionali condizionati dalla stessa azione la malocclusione stabilizzata è, invece, il risultato di:
– Progressivo sovvertimento del processo di crescita per l’intervento di “fattori di aggravamento” di vario genere e grado.
– Compensi e scompensi di “adattamento” delle strutture contigue alla sede dello squilibrio che si “organizzano sullo squilibrio”.
– Effetti secondari della malocclusione iniziale che rendono spesso praticamente impossibile individuare il percorso patogenetico del singolo caso.
– Disequilibrio funzionale spesso strutturato in anomalia anatomica.
– Quadro clinico della malocclusione stabilizzata caratterizzato da una sempre maggiore evidenza, con il progredire dell’età, delle caratteristiche della biotipologia facciale.

Il processo che dalla malocclusione iniziale conduce alla maloc- clusione stabilizzata è comunque caratterizzato da una discreta variabilità individuale. Infatti, l’intervento di meccanismi di compensazione di vario genere e grado può talvolta, anche se abbastanza raramente, portare alla correzione spontanea dello squilibrio; ancora, la malocclusione iniziale può mantenersi nel tempo inalterata e la malocclusione stabilizzata risulterà allora sovrapponibile per tipologia e per gravità alla malocclusione iniziale; il più delle volte, però, l’intervento di fattori di aggravamento porterà a una sempre maggiore “amplificazione” dello squilibrio tanto che la malocclusione stabilizzata è quasi sempre una situazione di maggiore impegno clinico sia sotto il profilo diagnostico sia di trattamento.
Considerare separatamente le due entità cliniche, per molti aspetti diverse l’una dall’altra, permette anche di specificare più correttamente il ruolo dell’intercettamento nel soggetto in età evolutiva:
“Individuazione, valutazione, controllo o neutralizzazione dei meccanismi di aggravamento della malocclusione iniziale”.
Il punto di attacco dell’intercettamento può, quindi, venire correttamente situato nel percorso fra la malocclusione iniziale e la malocclusione stabilizzata, laddove i fattori di aggravamento intervengono aggravando il quadro clinico.
è quindi importante sottolineare l’importanza della malocclusione iniziale come un momento particolare favorevole sotto il profilo diagnostico ma, soprattutto, come preciso bersaglio dell’ortodonzia intercettiva.
L’attento esame clinico della malocclusione iniziale permette infatti l’individuazione del o dei fattori che hanno determinato lo squilibrio e identifica con immediatezza le modalità di “controllo” e di “neutralizzazione” dei meccanismi di aggravamen- to della malocclusione iniziale stessa.

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Terapia ortopedica per correzione cross bite anteriore.